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Lupo e Lupetto

Dai 3 anni
Nadine Brun-Cosme, Olivier Tallec - Edizioni Clichy

Q uando sei incinta del primo figlio immagini tante cose: ti chiedi come sarà, cosa farà da grande, come ti relazionerai con lui. Ma soprattutto ti chiedi come sarà la tua vita quando avrai tra le braccia il tuo cucciolo. La verità è che per quanto tu possa immaginare, fantasticare e fare progetti non saprai mai davvero cosa ti succederà e fino a che punto le cose saranno diverse. Lo capisci soltanto quando torni a casa dall'ospedale e i giorni iniziano a passare.

Da quel momento in poi si apre un conflitto (almeno per me è stato così). Quello della gioia della maternità contrapposta alle fatiche e alla voglia che tutto, almeno per un'ora, torni come prima. Quando avevi tempo per lavarti, leggere, uscire, pensare. Adesso è tutto diverso, tutto veloce, sensa sosta. Poi crescono, le cose migliorano. Vanno al nido, all'asilo a passare le vacanze dai nonni e tu pensi "bene adesso posso riappropriarmi almeno in parte del mio tempo". Ma la verità è che quando non ci sono ti mancano da morire. Ed ecco di nuovo il conflitto.

 
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Quando ho letto la dolcissima storia di Lupo e Lupetto mi ci sono ritrovata in pieno. Lupo viveva lì da sempre, da solo sotto il suo albero, in cima alla collina. Poi, un giorno, arrivò Lupetto e iniziò a fare tutto quello che faceva Lupo: arrampicarsi sull'albero, mangiare i suoi frutti, dormire accanto al tronco. Lupo si sentiva strano, quasi usurpato del suo posto, della sua autorità, della sua solitudine. Ma accadde che così com'era arrivato, una sera Lupetto se ne andò. Lupo ogni tanto senza dirlo aveva sperato che Lupetto se ne andasse e che tutto tornasse come prima, ma adesso che era di nuovo davvero solo, era triste. Per la prima volta Lupo non mangiò e non dormì. Aspettava solo che Lupetto tornasse da lui.

 
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Penso che questo sia un conflitto destinato a non trovare soluzione: quello di alleggerirsi dalla fatica di essere genitore e quello dell'amore e dell'attaccamento verso i propri i figli. Con il passare del tempo ho imparato a non sentirmi più in colpa se ogni tanto tra me e me penso "come vorrei che tutto tornasse come prima!". Anche perché alla fine vince sempre l'amore. Mi basta un sorriso, mi basta sentire la parola "mamma" per capire che non potrei più fare a meno di loro.

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